
Questa mattina mi è arrivata una mail, l’ oggetto dice Il CSOA Cloro Rosso di Taranto non c’è più!
Mi ha preso una cosa allo stomaco.
Non per il fatto in sè, ma per l’indifferenza che mi sono immaginato. L’ indifferenza della città più indifferente d’Italia, l’indifferenza del “ce m’n futt’ammè”, l’indifferenza per dei ragazzi cresciuti nell’indifferenza che da due anni lottavano contro l’indifferenza, immersi nell’indifferenza per cercare di fare la differenza.
Io non sono uno dei ragazzi del Cloro Rosso, ma ne conosco, e anche bene, e ho imparato a capire giorno per giorno, per due anni, cosa questo nome dal significato oscuro in realtà rappresentasse per loro e (avrebbe dovuto) per la bella e maledetta città di Taranto: il Cloro era, è il Posto …
Il posto che prima non si aveva e che con le mani, le spalle e la gola questi ragazzi hanno costruito. Ci hanno costruito, perchè a prescindere dalle idee, dai modi, dai vestiti, dalla musica, dal pane a un euro e tutto il resto, questi ragazzi in fondo volevano regalare qualcosa alla loro città, giusto perchè è la loro città. Un regalo. A caval donato non si guarda in bocca dicono, ma la scostumatezza è regola ormai ed i proverbi non valgono più già da un pò …
I modi, le uniformi, i mezzi uomini e i pastrocchi di questo epilogo sono stati anche essi ben all’altezza di ciò che rappresentano: un cazzo, e manco dritto.
Ma, tornando alla mia cosa allo stomaco, alla mia incazzatura, perchè questo è il mio blog …e sono lontano … e non ho nessuno con cui incazzarmi …
E’ possibile cristoddio vivere una gioventù fatta solo di epiloghi? Una gioventù intera, non qualche anno, una gioventù che è un continuo funerale della gioventù, un continuo epilogo, un continuo chiudersi di porte e sbattere di portoni. Apri internet la mattina per le notizie e vedi che in Italia, dove è già pomeriggio, anche oggi sono riusciti a ricoprirsi di altri due metri di merda tutti, i presidenti, i boschi, i bertolasi, la costituzione, i monumenti, le strade, gli stadi, i padri e le madri e ti passa anche la voglia di cacare.
E possibile vivere una gioventù fatta di sogni nati morti? Qual è la definizione di gioventù? Cosa ci differenzia dai vecchi, dalle mezze età, dalle piante? E’ possibile vivere una gioventù fatta di epiloghi? Non lo so, però cari miei coetanei e giovani tutti, vi rivelo qualcosa di incredibile: la stiamo vivendo! Ce la stanno facendo vivere, qualcuno si è goduto il film e noi stiamo vivendo, studiando, lavorando, trombando, pisciando, mangiando, crescendo e tutte le altre cose da giovani, dove? nel bel mezzo dei titoli di coda, che riportano sempre gli stessi nomi, le stesse facce, le stesse parole totalmente fuori dal tempo, e quindi, nell’epoca dell’ HD, del FULL COLOR, ecc ecc, noi siamo così: giovani in mezzo ai capelli grigi o tinti e soprattutto in mezzo a strade senza bambini.
E ora, prima di concludere questo snervante e, per alcuni, volgare post, vorrei rivolgermi ai nostri padri, alle nostre madri, o per lo meno a quelli che ancora si ricordano di esserlo tra tutti i mezzi problemi della mezza età (termine esistente solo nei paesi ricchissimi e non in biologia). Sedetevi comodi e guardateci tutti negli occhi, tutti insieme: quante volte avete detto, sentito, scritto, urlato, “per il futuro dei miei figli”, “mio figlio”, o peggio “i nostri figli”, “un avvenire”, “i giovani di oggi …”, “un domani”, o peggissimo “devi costruirti un futuro” … io vi chiedo: avete mai ragionato sul fatto che a sessant’ anni non siete ancora nonni? ve lo siete mai chiesti davvero? vi sembra normale guardando millenni di storia dell’ uomo e della civiltà? e vi chiedo un’ altra cosa, una informazione, un dettaglio tecnico e scusate se alzo un pò la voce … dove avete nascosto il nostro cazzo di futuro??? E’ mai esistito? Perchè credo sia ora di tirarlo fuori visto che ha già cambiato nome: si chiama Presente e bisogna consumarlo una volta scongelato …
E ora, per concludere, mi rivolgo ai miei coetanei, a noi ggggiovani tutti (con particolare riguardo per quelli della mia città e delle città come la mia), quando ci guardiamo allo specchio per pettinarci, farci le sopracciglia, lavarci i dentini, controllare quanti capelli ci hanno fatto perdere, o semplicemente sorriderci, ricordiamoci anche di staccare per qualche secondo lo sguardo da noi stessi e guardare un attimo cosa abbiamo intorno, di sicuro non vedrete una pensione, ma un lavandino, una doccia, un cesso, in Italia anche un bidè e in qualche caso una finestra, proviamo ad affacciarvici e guardare fuori, proviamo ad apprezzare ogni tanto davvero qualcosa, proviamo cosa significa provare, non essere dietro delle sbarre, avere l’acqua corrente, proviamo ad apprezzare i rari sorrisi dei passanti, e … questo è un ordine … proviamo ad odiare, proviamo ad odiare l’indifferenza! L’indifferenza per dei ragazzi cresciuti nell’indifferenza che da due anni lottavano contro l’indifferenza, immersi nell’indifferenza per cercare di fare la differenza …
…e impariamo ad apprezzare e forse anche a ringraziare un nostro coetaneo, un altro gggiovane, se, per una volta, o anche per un paio d’anni, ha rifiutato gli epiloghi per tentare di scrivere una storia …
qui di seguito la mail che mi ha fatto incazzare stamattina …
Il Cloro Rosso non c’è più!
Gianmario Leone
g.leone@tarantoggi.it
Dopo oltre due anni di attività il C.S.O.A. di Taranto non ha più una casa
Il C.S.O.A. Cloro Rosso di Taranto, da ieri, non ha più una casa. E, molto probabilmente, non avrà più nemmeno un futuro. E’ questa la più amara delle conclusioni che siamo costretti a trarre, nostro malgrado, dalla infausta giornata vissuta ieri. In una calda e afosa giornata di inizio giugno, Taranto perde una struttura che, malgrado il suo status al di “fuori” dei limiti imposti dalla legge, ha provato a rendere questa città un luogo migliore in cui vivere. Il tutto, manco a dirlo, è avvenuto in un’indifferenza quasi generale. E in un vuoto politico e istituzionale che mette i brividi.
Dopo quasi due settimane di trattative avvenute tra il Comune e i ragazzi del Cloro Rosso, è sin troppo chiaro che qualcuno ha giocato su più tavoli, costruendo un’operazione politica coi “fiocchi”, tesa unicamente a sfruttare l’inesperienza e la buona fede dei ragazzi del centro sociale. Che ieri mattina, alla buon’ora, si sono visti arrivare all’improvviso, uno spiegamento di forze imponente e alquanto fuori luogo: vigili urbani, polizia in assetto anti sommossa, agenti della digos, in tutto un centinaio di uomini pronti ad effettuare lo sgombero forzato della struttura dell’ex plesso “Martellotta”. Nemmeno ci trovassimo di fronte ad un covo di uno dei più ricercati latitanti mafiosi.
La sorpresa dei ragazzi è stata tanta: perché, se è vero che l’ordinanza di sgombero firmata dal sindaco Stefàno lo scorso 18 maggio ha seguito il suo iter burocratico e, scaduti i 10 giorni previsti dalla legge, si è tramutata in un atto di sgombero forzato e immediato, è anche vero che il protocollo d’intesa raggiunto tra le parti nei giorni scorsi, ma mai approvato dalla giunta comunale, era stato messo in piedi proprio per evitare un simile triste finale.
Sul posto sono anche intervenuti l’assessore alle politiche sociali del Comune Mario Pennuzzi (che ha mostrato tutto il suo stupore per la situazione, visto che lui stesso ha dichiarato di non essere a conoscenza che fosse prevista tale azione di sgombero) e, a sorpresa, l’assessore regionale alle politiche giovanili e innovazione della Regione Puglia Nicola Fratoianni, ieri a Taranto per impegni istituzionali. La presenza dei due assessori è stata immediatamente sfruttata al fine di imbastire una trattativa tra i giovani del centro e le forze dell’ordine, che ha avuto come obiettivo primario quello di evitare il nascere di ulteriori e inutili tensioni tra i presenti. A quel punto però, per i ragazzi del centro è stato sin troppo chiaro che c’era ben poco da fare. Bisognava solo scegliere il modo politico migliore per “firmare” una resa incondizionata ed inevitabile.
I ragazzi del Cloro Rosso hanno così deciso di recarsi spontaneamente presso Palazzo di Città per consegnare le chiavi della struttura al dirigente del Patrimonio del Comune. Atto intelligente e ponderato, che ha permesso al Sindaco di fermare l’azione di sgombero forzato. Ma che non ha salvato la storia e il futuro del Cloro Rosso. Perché subito dopo, il Sindaco (che come l’assessore Pennuzzi è caduto dalle nuvole quando ha saputo dell’azione di sgombero!?!) ha emesso una seconda ordinanza che prevede il liberare entro 15 giorni la struttura di tutti i beni immobili presenti all’interno del centro sociale. Questo perché, come sostenuto dall’assessore Pennuzzi, che tramite delega del primo cittadino ha da ieri la gestione della struttura insieme al consigliere comunale Ciccio Voccoli, l’obiettivo primario del Comune è quello di far partire i lavori di ristrutturazione per poi lanciare il bando di gara che assegnerà la struttura. A chi, non è dato sapere, visto che lo stesso Pennuzzi ha dichiarato che l’ex plesso “Martellotta” sarà comunque, un domani, messo a disposizione di non precisati giovani della città di Taranto che vorranno utilizzarlo.
Ma la delusione dei ragazzi del Cloro Rosso è dovuta anche ad altri motivi. Come si ricorderà, il Comune aveva proposto il cine-teatro Mignon di Paolo VI, come struttura alternativa da utilizzare durante tutto il periodo dei lavori da effettuare per la messa a norma della ex “Martellotta”. Ma la scelta del Mignon si è subito rivelata deleteria. Ci ha pensato il consiglio circoscrizionale del quartiere Paolo VI, a mandare un messaggio sin troppo chiaro ai ragazzi del Cloro, durante una seduta svoltasi attraverso toni alquanto accesi: il Cloro Rosso qui non lo vogliamo. Punto e basta.
Addirittura pare che “ignoti”, nei giorni scorsi, si siano addentrati nella struttura imbrattando i muri con scritte sin troppo eloquenti nei confronti dei ragazzi del centro sociale. Il perché di tanto astio non è dato sapere. Quel che è certo è che si è rispedita al mittente la possibilità di fornire all’intero quartiere un momento di sviluppo e di crescita sociale ed umana, preferendo lasciare il Mignon inagibile e abbandonato a se stesso.
Insomma, se da un lato si ha l’impressione che questa città sia il primo esperimento a livello nazionale di una gestione anarchica della cosa pubblica, visto che il Sindaco e un’assessore non erano a conoscenza di un’azione congiunta tenuta da vigili urbani e forze dell’ordine, dall’altro resta la profonda delusione nel vedere una struttura come il Cloro Rosso sparire dall’oggi al domani, senza una reale e vera motivazione politica.
Dove andranno a finire ora gli attrezzi della palestra sociale messa in piedi per permettere ad oltre 60 ragazzi di usufruire di un servizio gratuito? Dove troveranno posto i tanti libri che riempivano gli scaffali della biblioteca sociale, che chiunque poteva leggere e prendere in prestito? Ma soprattutto, viene da chiedersi cosa ne sarà ora di quel gruppo di ragazzi che oltre due anni fa ha “sfidato” la politica e la burocrazia della “Molle Tarentum”, per provare a dare un segno di svolta alla realtà giovanile e non di questa città. Probabilmente queste nostre domande non troveranno mai risposta.
Allo stato attuale delle cose dunque, da ieri, il C.S.O.A. Cloro Rosso di Taranto ha cessato di esistere. E lo slogan più famoso del centro, “fino all’ultimo respiro”, sembra oggi assumere le sembianze di un fosco presagio che ha trovato la sua realizzazione in una calda giornata di inizio giugno. La speranza, vana, è che ciò si riveli solo una nostra previsione sbagliata.
“Non rinchiuderti, partito, nelle tue stanze, ma resta amico dei ragazzi di strada” (V.V. Majakovskij). “Arrivederci” Cloro Rosso.